Citizen RadioControllato sulla Via del Ritorno.

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Ci eravamo lasciati in Polonia, dalla famosa Città di Danzica (qui è nato Solidarnosc) bagnata dalle fredde acque del Mar Baltico e nell’attesa di preparare il ritorno a casa, fissato per il 15 Dicembre alle 15.30 in Piazza Monte Grappa a Varese, LA NUOVA EUROPA ha raggiunto il suo apice raggiungendo, dopo oltre 11.500 km, l’Estonia e la sua splendida capitale dal sapore medievale TALLIN (gli ultimi 380 km non sono stati semplici, neve, neve e poi ancora neve….ma l’obiettivo è stato raggiunto).

Superata la Polonia, di passaggio in Lituania, onorando l’appuntamento a Riga in Lettonia (proprio sul Baltico) con l’Ambasciatore Italiano per le 3 Repubbliche Baltiche (sua Eccellenza Dott. Francesco Puccio) il Job Bremach ed il fido Citizen AS4040-55E (l’Official Timimg de La Nuova Europa dalla carica a luce infinita e l’ora sempre esatta grazie al segnale del RadioControllo) hanno affondato l’ultimo tratto della Via Baltica raggiungendo l’Estonia e Tallin.

Ora si tratta di ritornare verso casa confidando su strade un po’ meno innevate…..

LA VIA BALTICA …… NELLA NUOVA EUROPA 01/12/2007 – di Silvano Moroni

Repubbliche Baltiche, locuzione che definisce le Repubbliche indipendenti di Estonia, Lituania e Lettonia, situate sulla costa orientale del mar Baltico.

Annesse alla Russia nel corso del XVIII secolo, si costituirono in stati indipendenti nel 1918, all’indomani della prima guerra mondiale, per essere poi incorporate nell’URSS nel 1940, durante la seconda guerra mondiale.

Occupate dalla Germania nazista nel 1941, furono riconquistate dall’URSS tre anni dopo e ne fecero parte sino al 1991, quando ottennero l’indipendenza dopo il crollo del regime sovietico.

La domanda che mi sono sempre posto al di là di questo viaggio molto speciale targato Nuova Europa è sempre stata :Vale la pena di visitare gli staterelli baltici e cioè: Estonia, Lettonia e Lituania ?. La risposta, oggi che li ho visitati e che ancora sono in queste terre è: si, ne vale la pena. Sono belli e interessanti tutti e tre con una punta di maggior pregio per la città vecchia di Tallin, per i palazzi granducali della Lettonia, per le chiese barocche di Vilnius.

Affacciati sul Mar Baltico tra la penisola scandinava, il vecchio continente e il resto dell’ex Unione Sovietica, hanno una posizione geografica strategica sul confine tra mondo europeo ed orientale.

I tesori di Vilnius, Riga e Tallinn offrono un’immagine indimenticabile del patrimonio architettonico dei Baltici.

Stradine ricoperte di ciottoli, case dai colori vivaci e centri storici inseriti nell’elenco del patrimonio mondiale dell’Unesco sono solo alcuni esempi della bellezza delle tre capitali.

Sabbia, mare, paludi, foreste, fiumi e castelli si intersecano con le leggende, i miti il folclore, i festival e le tradizioni, sorprendendo e affascinando in continuazione.

La storia dei tre Paesi, tra l’altro è proprio interessante. Soltanto qui si può completare la conoscenza delle Città Anseatiche e dei Cavalieri Teutonici. Soltanto qui si può completare la storia del grande Regno di Polonia e Lituania. Soltanto qui si può ammirare la magnificenza dei Granducati di Livonia e di Curlandia.

La Curlandia appunto, quanti ne hanno sentito parlare? Un Granducato che per tanti rievoca solo operetta, ha invece lasciato dietro di sé Palazzi granducali di straordinario splendore. Palazzi dovuti all’ambizione di quel Biron (o von Buren), che, ultimo Granduca di Curlandia, godette dapprima dei favori della Zarina e poi li pagò con ventidue anni di Siberia.

Tallin con le sue mura, le sue torri e, soprattutto, con la Chiesa del Santo Spirito che racchiude sculture e costruzioni lignee di grande pregio.

Riga con la Chiesa di San Pietro ed un campanile dal quale si gode una vista spettacolare della città.

Vilnius con le sue Chiese barocche ricche di decorazioni ed arredi rococò, con le sue Chiese gotiche dall’architettura insolita, persino con una Chiesa ortodossa (detta dagli abitanti locali the russian church) caratterizzata da un’iconostasi tutta verde. E con una Madonna Nera da venerare per le grazie che concede.

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Ma dopo tanti km nella neve di queste fredde terre del nord permettetemi qualche impressione in libertà sui popoli di questo grande nord.

Ecco allora che i Lettoni sono i tedeschi del Baltico. Duri e arroganti.

Gli Estoni sono fifty fifty. Quelli autoctoni sono i finnici del Baltico. Freddi e civili. Quelli importati sono i russi del Baltico. Indifferenti.

I Lituani sono gli italiani del Baltico. Socievoli e servizievoli.

Altre cose da ricordare, certo le ragazze sono tutte belle,alte, bionde, slanciate.

In Lettonia con le unghie laccate di verde. Camerieri e cameriere sono tutti del posto, giovanissimi e talvolta inesperti. L’euro ha ancora circolazione assai limitata. I mendicanti sono pochi, ordinati, silenziosi e rigorosamente raccolti sul sagrato delle Chiese.

Ma cerchiamo di capire un po’ meglio questi Paesi al di là di quelli che sono gli aspetti più esteriori e se vogliamo anche turistici.

Ed allora, come sempre la storia ci viene in aiuto ed è la storia delle tre repubbliche baltiche, che è stata nel corso dei secoli segnata più dalla condizione di sudditanza rispetto alle potenze straniere che dalla piena capacità di decidere il proprio destino.

La sovranità di questi paesi è una condizione molto recente, frutto degli avvenimenti successivi alla caduta del muro di Berlino e allo sfaldamento dell’Unione Sovietica.

La ricerca dell’identità nazionale in Paesi che da pochi anni hanno ritrovato l’indipendenza è un tema quindi cruciale, sul tappeto e di estrema importanza per la loro stessa esistenza.

Accanto a ciò si sovrappongono altre questioni di vitale importanza, quale quella economica, con una inflazione, almeno per quanto riguarda Estonia e Lettonia ancora alta e con una sovra-valutazione della propria moneta.

C’è quella del rispetto delle minoranze etniche in ordinamenti che tendono a discutibili etno-democrazie, anche se ciò può essere spiegato come reazione ai torti subiti.

Ecco allora che anche qui dove i recenti sismi politici hanno ridato statuto di indipendenza a popoli già sopraggiunti alla sovranità, come, appunto i tre Paesi baltici, i problemi non sono del tutto risolti.

Con ogni probabilità, anzi, si sono addirittura moltiplicati.

Usciti dal rullo compressore-contenitore sovietico, i Baltici devono fare i conti con la loro storia, con i loro popoli minori, con quelli confinanti, con quelli travasati nel quarantennio seguito alla loro sudditanza a Mosca sancita dal baratto Hitler-Stalin.

La Lituania, ad esempio, ha un contenzioso pregresso con la Polonia, collegato alla cosiddetta clausola di Vilnius. L’attuale città capitale dei lituani infatti era rimasta sotto sovranità polacca nel periodo tra le due grandi guerre, pur essendo rivendicata dai lituani.

Fu solo dopo gli accordi Hitler-Stalin del 1939 che, passata la Lituania nell’orbita sovietica, la vecchia capitale storica lituana divenne capoluogo della nuova repubblica federativa sovietica.

Oggi Polonia e Lituania aspirano, rivendicando ciascuna il proprio diritto, a riavere o a mantenere la città che fu culla del Granducato.

E’ vero: giustizia sembra infine fatta, il piccolo Stato-nazione lituano ha tutte le credenziali internazionali in regola. Ma sta di fatto che non è cessato il contenzioso con i suoi popoli: comincia col rivendicare confini e capitale storica; non riconosce ai suoi cittadini di nazionalità polacca (8 per cento) il diritto di voto se non previa dichiarazione di fedeltà al nuovo Stato; incorpora un 9 per cento di cittadini russi, con i quali e per i quali è tuttora in atto un contenzioso complicato.

Così, del resto come, accade altrove ma nel Baltico non ci sono guerriglie o guerre in corso, ed è escluso che vi possano essere in futuro.

Forse perché l’Europa fa da contrappeso autorevole. Anche se, per l’intero Vecchio Continente, per tutti i suoi Stati, per tutte le sue etnie, per tutti i tentativi, autentici o fasulli, di secessione, col dopo-Maastricht e le ormai bisecolari diplomazie delle sovranità qualcosa dovrà pur muoversi.

Chiedendosi, per lo meno: quale Europa? Dall’Atlantico fin dove? Federata o confederata? Aperta alle migrazioni o con migrazioni regolate? Con Trattato di Schengen allargato, oppure no? E con quali diritti e doveri reali E con quali rappresentanze, regolate per Stato o per numero di abitanti? Dominata da assi o da concerti o ancora da più articolati rapporti negoziali?

Come è dato vedere, il cammino è ancora lungo, speriamo non lo sia troppo.

Ostacoli, egoismi di parte, progetti di primazia sono ancora dietro l’angolo. La storia d’Europa, in questi due mesi di viaggio ho potuto constatare è tuttora un gran magma incandescente, cerchiamo noi piccoli uomini, di solidificarlo con l’intelligenza.

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